Editoriale marzo 2018. Un’indomabile speranza

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Come ogni mese pubblichiamo l’editoriale di Padre Marco Finco che potete trovare sul numero di Quel che Passa Il Convento di marzo 2018.

Buona lettura e buona Santa Pasqua a tutti.

Editoriale marzo 2018.

Questo mese di marzo è il mese che ci conduce a quella meravigliosa festa che è la Santa Pasqua: 1 aprile (e non è e non sarà un “pesce d’aprile”…anche se il pesce è uno dei simboli usati dai primi cristiani per riconoscere la propria appartenenza al Cristo).

È un tempo che, ovunque ci giriamo, troviamo violenza e sfiducia totale in un futuro, anche prossimo, che sembra non possa portar nulla di buono. E tutto ripropone con urgenza, in termini eccezionali, la domanda, che è quotidiana, sul destino. Nel mondo muoiono circa 56 milioni di persone ogni anno, che vuol dire circa 150 mila al giorno…e solo pochi dopo lunga vita e malattia appropriatamente assistita tra facce amiche. Non esiste umanità se non qualificata da questa drammatica ferita. Esiste un’ansia dentro il cuore dell’uomo: è l’attesa della vita in una condizione di morte. Nonostante il progresso, la buona volontà, il dominio delle cose del mondo, l’uomo ha la morte. Al di fuori di noi ci accorgiamo che la vita viene meno ogni momento. La prospettiva di un immenso sforzo, che possa dare animo e liberazione all’umanità sono eventi senza soluzione, se non c’è l’annuncio che il dominio della morte è stato distrutto, che l’ultimo nemico dell’uomo, il vero nemico dell’uomo, è stato vinto.

Nonostante la nostra apparente indifferenza…chi non vorrebbe un chiarimento sulla drammaticità dell’esistenza? Il primo chiarimento non si realizza nel tentar di “capire”, ma nel riconoscere qualcuno che possa davvero rispondere.

Il bambino piccolo è fiducioso nella vita non perché l’abbia capita, ma perché sa che il papà e la mamma lo introdurranno ad essa. Di fronte all’infinito mistero che ci domina noi siamo eterni bambini, che hanno bisogno di una mano che li guidi. Il senso delle cose – per noi che non le abbiamo fatte, né ci siamo fatti – non può dimostrarsi in una impossibile, fredda, concatenazione logica di tutto, ma nel calore di un rapporto che ci sostenga per il tempo necessario al suo disvelamento, che – comunque – mai, almeno in questa vita, sarà totale.

Il vero problema è se ci sia un Tu a cui aggrapparci, da cui essere salvati. Cristo si propone come il tu a cui l’uomo si può aggrappare, risposta di un Dio che è più che filosofo, che non definisce la condizione umana, la sua contraddizione e la sua sofferenza, ma ne ha pietà e la condivide, vincendo la morte, con un atto d’amore incommensurabilmente più grande di essa. A questo atto d’amore tendono le iniziative che come Centro Rosetum proviamo a condividere con tutti quelli che ne hanno il desiderio: ogni, anche piccolo, appuntamento vuole diventare un’indomabile speranza.
Questa per noi è l’esperienza di un Centro Culturale, che non abolisce il male, ma prova ad attaccarne l’aspetto disperante.
Una occasione in questo mese di marzo è la “nuova” rassegna: “La Grammatica degli affetti”, tutti i sabato sera di marzo…

Vi aspettiamo!

Pax et bonum

Fra Marco Finco

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